Breve cronaca della nostra vita coi bambini, fino ad ora

La gravidanza
Primogenito: in maternità all’8° mese di gravidanza, seguono due mesi di cazzeggio e di preparazione al parto (= recarsi in piscina due volte la settimana sentendosi super sportive)
Secondogenita: all’8° mese di gravidanza si affronta trasloco intercontinentale con duenne poco collaborativo tra i piedi. Fino all’entrata in travaglio, si trasporta il suddetto duenne di chili 14 su e giù per quattro piani di scale. Ad agosto.

Il parto
Primogenito: taglio cesareo elettivo (presentazione podalica): “Vabbè, perlomeno non soffrirò in travaglio…”
Secondogenita: parto naturale: “Grazie a Dio mi evito le sofferenze post cesareo.”

Il puerperio
Primogenito: oddio, ha preso solo mezzo chilo al giorno, starà mangiando abbastanza? Perché piange sempre? Ha il raffreddore, presto, andiamo al pronto soccorso!
Secondogenita: *troppo occupata a spidocchiare tutta la famiglia una volta al giorno e a inveire contro le simpatiche bestiole che mi cadono dalla testa ogni volta che mi chino sulla neonata per pensare seriamente ad altro*

A due mesi…
Primogenito: il primo volo della sua vita! Una settimana a Berlino, in cui la fase di urla ad ogni ora del giorno e della notte raggiunge, molto convenientemente, il suo apice, e con essa il mio esaurimento.
Secondogenita: trasferimento da Milano a Londra, in un momento in cui la pupa miracolosamente passa anche qualche ora nel side bed (non ricapiterà più).

A quattro mesi…
Primogenito: ho bisogno di staccare! Lascio il pupo con mia mamma, corro in centro, ingollo una fetta di torta e torno a casa alla velocità della luce. Le urla del suddetto si sentono dall’inizio della via.
Secondogenita: bimbi coi nonni e cena fuori col marito, durante la quale riusciamo addirittura a non parlare della prole per ben dieci minuti.

A sei mesi…
Primogenito: siamo in vacanza al lago, e ogni minuto da sveglia è teso a far sì che Davide non mangi dosi eccessive di terra, erba o animaletti vari
Secondogenita: si becca il funerale *e* la commemorazione di mia nonna, e in entrambi i casi si fa venire una bella tosse abbaiante

A otto mesi…
Primogenito: trasloco intercontinentale, e qui sì che il gioco si fa interessante!
Secondogenita: vacanze alle Canarie per tutta la famiglia.

Speriamo davvero che queste vacanze appena finite possano inaugurare una fase più tranquilla della nostra vita, senza troppi aerei, valigie, scatoloni, ambientamenti e ricerche di soluzioni varie…
E voi cosa avete fatto negli ultimi tre  anni e mezzo?

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Puerto de las Nieves, Gran Canaria, maggio 2016

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Ciao, sono Marta e vorrei parlarti di una cosa importante.

Oggi, in Italia e in altri paesi del mondo, è la festa della Mamma, e per l’occasione torno sul blog per parlarvi di qualcosa che riguarda molte mamme da vicino: i disturbi dell’umore in gravidanza e nel post parto.
In Italia, almeno una donna su dieci accusa sintomi di depressione in gravidanza, e una donna su sette sviluppa una qualche forma di disturbo dell’umore tra la nascita del bambino e il suo primo anno di vita.
Queste sono stime al ribasso, perché ci si vergogna ancora tanto di uscire allo scoperto e chiedere aiuto.
La depressione perinatale non è una colpa, una punizione o qualcosa da sopportare “perché è normale”: è semplicemente una malattia. A nessuno piace essere malato, e nessuno merita di esserlo.
Questo tipo di disturbo dell’umore colpisce donne di ogni estrazione sociale ed economica. La depressione è una malattia subdola, che si manifesta in mille modi diversi. Aver già sofferto di disturbi dell’umore in passato è un fattore di rischio, ma questo mostro dalle mille teste si presenta anche in donne che non ne hanno mai avuto esperienza.
La depressione post parto è una vera e propria malattia, che se non trattata può mettere a rischio il rapporto col bambino dai primissimi giorni di vita, incidere negativamente nel rapporto col partner e con altri figli, aumentare l’insorgenza di problemi nel bambino e, nella mamma, la probabilità che la malattia stessa diventi cronica.
La depressione prenatale, oltre a quanto già elencato, se trascurata aumenta il rischio di parto prematuro e la probabilità che si soffra in seguito di depressione post parto.
Non si esce dalla depressione (di nessun tipo) semplicemente tenendo duro, “pensando a cose belle”, sfogandosi con un’amica, facendo più sport, pregando, meditando o assumendo integratori. Queste ultime sono sicuramente ottime strategie di prevenzione, e possono aiutare quando un percorso terapeutico è già in atto; ma se una persona è depressa ha bisogno di un supporto professionale, che sia psicologico, psichiatrico o entrambe le  cose.
Personalmente, ho sofferto di depressione post parto dopo la nascita di Davide, e di depressione prenatale durante il primo trimestre di attesa di Olivia. La seconda è stata talmente severa che ho pensato per settimane di interrompere la gravidanza. Ho chiesto aiuto subito, e grazie a Dio l’ho trovato.
Se pensi che una donna che conosci stia soffrendo di un disturbo dell’umore legato alla gravidanza o alla nascita di un figlio, fai il primo passo e aiutala a chiedere aiuto: difficilmente lo cercherà da sola, un po’ perché la depressione le fa credere di non averne bisogno o diritto, un po’ perché ha paura di essere etichettata come “cattiva mamma”, di essere  giudicata o che le venga portato via il suo bambino/a.
Se invece sei mamma, o stai per diventarlo, e non stai bene, fatti coraggio e parlane con qualcuno. È dura, durissima, ma meriti di essere serena, anche se la tua malattia forse sta cercando di farti credere che non è così. Se hai bisogno di parlare, contattami senza problemi.

Ecco due (di numero!) risorse online per approfondire l’argomento.
In inglese:
http://www.postpartumprogress.com

In italiano:
http://www.depressionepostpartum.it

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