There’s a bun in the oven… (parte II)

laptop and stethoscope
Nel post precedente ho parlato di come stiamo vivendo, dal punto di vista della sanità e dell’assistenza alla persona, la nuova gravidanza a stelle e strisce. Ora voglio invece provare a fare un riassunto degli aspetti finanziari di questa situazione, anche perché mi sono accorta dalle statistiche che moltissime persone arrivano su questo blog proprio cercando informazioni sui costi relativi a un parto negli USA. Nel dettaglio, mi sembra di capire che c’è chi si chiede se sia possibile partorire negli Stati Uniti senza assicurazione. Ma andiamo con ordine…o almeno, proviamoci.
Volevo fare una veloce premessa sulla nostra assicurazione per meglio far comprendere il quadro generale in cui ci muoviamo, ma scrivendo mi sono accorta che è praticamente impossibile restare sul breve, quindi questo post sarà dedicato solo a portare la nostra specifica situazione come esempio.
Dunque, cerchiamo di partire dal principio: all’inizio del rapporto di lavoro e ogni anno, l’azienda di Andrea propone tre possibilità di copertura assicurativa.
La prima è un’unica struttura ospedaliera che dispone di tutte le specializzazioni, e che fisicamente risiede in una serie di complessi all’interno dei quali si trova tutto, dai laboratori agli studi clinici alla farmacia.
La seconda e la terza sono due coperture più “classiche”, ovvero una EPO (exclusive provider organization) e una PPO (preferred provider organization). La differenza tra le due è la seguente: con una EPO ti viene fornita una lista di specialisti che accettano la tua assicurazione e puoi rivolgerti solo a loro, mentre con una PPO (la soluzione scelta da noi) è possibile, oltre alla lista, scegliere altri medici, ovviamente pagando un premio più alto e correndo comunque il rischio che l’assicurazione non rimborsi la prestazione (di solito comunque chi fissa l’appuntamento chiede i dati assicurativi e provvede a informarti della percentuale di copertura prevista per il tuo piano).
Essendo l’azienda per cui lavora Andrea piuttosto grande e tecnologica, si avvale di un provider assicurativo per la gestione delle pratiche e della burocrazia, ma è in realtà il datore di lavoro stesso a pagare le effettive spese mediche di mese in mese, secondo una formula chiamata “self funded healthcare”.
L’azienda paga quindi tutto il premio assicurativo di Andrea, mentre per noi in quanto famigliari c’è una trattenuta dal suo stipendio che si aggira sui 280 dollari mensili.
Il totale che viene esposto dal datore di lavoro come spese assicurative per la famiglia è di circa 20000 dollari l’anno: si può dire che, a grandi linee, le trattenute sullo stipendio relative alla salute si aggirano sul 10/15% della cifra (questo, ovviamente, oltre alle tasse al governo federale e allo stato della California).
Oltre a queste spese esiste il cosiddetto copay, ovvero una specie di ticket che si paga ad ogni visita. Se quest’ultima è erogata all’interno del network assicurativo (la lista di provider di cui sopra), il copay è di 10 dollari a visita, pagabili subito o successivamente, con assegno inviato via posta o sul sito web dell’assicurazione; per quanto riguarda i provider fuori dal network, esiste una cifra fissa non rimborsabile da raggiungere, nel nostro caso 1000 dollari: una volta raggiunta tale cifra, dalle visite successive l’assicurazione copre il 70% delle spese. In questo caso, ovvero se si va out of network, bisogna pagare di tasca propria e poi provvedere a spedire la ricevuta del medico alla compagnia assicurativa, che in cambio invia per posta un assegno di rimborso, ove previsto.
Se invece si parla di analisi e via discorrendo, il copay è il 10% della cifra.
In tutto questo si inserisce il cosiddetto flexible spend account (FSA), che è una specie di piano di agevolazione fiscale: all’inizio dell’anno si può indicare una cifra da accantonare sulla quale non si pagheranno le tasse. Tale cifra potrà essere impiegata solo per spese mediche e solo per l’anno solare in corso: a dicembre quanto avanza è perso. Per consumare questi soldi arriva a casa una carta di credito apposita che si userà per i pagamenti.
Tutto chiaro fin qui, vero? 😀
Nel prossimo post cercherò di spiegare con qualche esempio il funzionamento del sistema,e nel concreto quali sono le spese sostenute sia dall’assicurazione sia da noi per le più classiche prestazioni relative a una gravidanza fisiologica.

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