Cinque cose che ho portato via dall’Italia

Vivere in Silicon Valley ha molti vantaggi. Tra questi, il fatto che le buone idee spesso vengano testate da queste parti prima di esser lanciate su più vasta scala.
È il caso, ad esempio, di Google shopping, che ti porta a casa praticamente quel che vuoi dai negozi dei dintorni, e per i primi sei mesi non ti fa pagare le spese di consegna. Voi direte: ma non c’è già Amazon? Certo, ma Google ti porta tutto in giornata. Ti accorgi di aver finito il sale ma non hai voglia di lottare col tuo toddler per salire in macchina e andare a comprarlo? Niente paura! Un paio di click sull’app e dopo qualche ora trovi la busta con il simbolo della mongolfiera azzurra nella cassetta delle lettere.
Ad ogni modo, nonostante qui sia davvero l’ombelico del mondo, ci sono cose che non si trovano così facilmente. Quindi, approfittando delle vacanze italiane, ho ben pensato di portare con me un paio di oggetti banali ma decisamente non americani. Partiamo dalle cose “bambinesche”. È un fatto che i bambini piccoli non sanno soffiarsi il naso, e per aiutarli ad affrontare raffreddori particolarmente brutali gli si spruzza soluzione fisiologica su per il naso. Per qualche arcana ragione però, qui negli Stati Uniti le confezioni di “saline spray” non hanno un erogatore a pompetta, ma funzionano schiacciando il flacone. La logica conseguenza è che, una volta uscita la soluzione, il beccuccio aspira gioiosamente aria e il moccio del pupo, rendendo di fatto ogni flacone monouso (perché non credo abbia molto senso spruzzare nel naso una miscela di soluzione salina e muco, magari lasciati riposare qualche ora). Questa faccenda mi stupisce sempre molto, ad ogni modo ho deciso, in vista dei malanni di stagione, di portarmi dall’Italia un paio di confezioni di acqua di Sirmione spray, che non solo ha un fantastico erogatore a pompetta, ma è anche una mano santa per nasi più tappati. Lo zolfo contenuto in quest’acqua termale, infatti, ha una leggera azione mucolitica, che aiuta a respirare un po’ meglio per qualche tempo senza controindicazioni di sorta.
Parlando di raffreddori, ecco il secondo dilemma dell’emigrata: i fazzoletti di carta. Avete presente quelle specie di veline che nei film vengono tirate fuori da una scatola e usate per asciugarsi le lacrime dopo una relazione finita male? Ecco, gli americani si soffiano il naso con quegli aggeggi lì, che solo a guardarli si disintegrano. (Pensandoci bene, visto il punto precedente, non è che qui hanno inventato il raffreddore senza moccio? Conviene indagare!) Ad ogni modo io sono fricchettona quanto volete, uso i pannolini lavabili per Davide e la mooncup per me con tanta felicità, ma davanti al raffreddore io coi fazzoletti di stoffa non ce la posso fare: ho bisogno di un bel Tempo otto strati di morbidezza, possibilmente anche imbevuto di lozioni anti screpolature e profumato di eucalipto, grazie.
Terzo mistero americano: l’assenza, perlomeno ai miei occhi, dei panni spugna. Quei bei cosi quadrati rosa, azzurri, gialli e verdini che aiutano a tener pulite cucine e bagni in patria qui non esistono. Quindi, se io devo ad esempio pulire il tavolo dalle briciole della colazione e da un po’ di marmellata appiccicosa, mi tocca usare una spugna normale bagnata per la marmellata, e poi tirar via le briciole col panno in microfibra, oppure con la carta da cucina. Insomma. Scomodo, ma proprio scomodo! Care amiche che vivono in America, voi lo trovate i panni spugna? Se sì, svelate anche a me dove li nascondono questi buzzurri, grazie.
Quarto grande assente nei supermercati a stelle e strisce: il sapone di Marsiglia. La versione locale si chiama Castile soap ed è generalmente liquida. Probabilmente è una questione affettiva in questo caso: sfregare il sapore sulla macchia e poi sciacquare e sentire quel profumo tipico Esselunga (a proposito, qualcuno mi deve dire quando si smette di farsi prendere dalla nostalgia nel ricevere la newsletter della Esse) è qualcosa che rasserena anche me, che non son certo una mamma perfettina alla Bree Van De Kamp.
Ultimo acquisto, un po’ vanitoso: doccia schiuma e crema corpo profumati de L’Erbolario. Anche se la crunchy mama che è in me sa perfettamente che si tratta di prodotti tutt’altro che naturali e anzi sottoposti a un bel green washing, questa è proprio una coccola, con un aroma che mi fa essere a casa ovunque e al cui confronto l’odore della santissima crema bio americana sembra quello di un Arbre Magique.
E voi? Cibo a parte, che è un capitolo a sé stante, quali sono i prodotti che non rinunciate (o rinuncereste) a portare dietro dall’Italia?

image

Piccoli aiutanti

Advertisements

11 thoughts on “Cinque cose che ho portato via dall’Italia

  1. Dunque, non ho ben capito il risucchio della salina qui, io uso quelle per bimbi tipo Little remedies e non mi son omai resa conto di questa cosa :/ a sto punto mi preoccupo. Invece i panni ballerina qui si trovano, gialli o di altro colore, la prossima volta che vado al super ci faccio caso. E’ che non ne uso, di solito vado di scottex e detergente apposito 🙂

  2. Ciao pure io acqua di Sirmione….per chi soffre di sinusite è fantastica, poi vediamo un po`, alcuni prodotti bio, perchè il costo qui è al doppio se non il triplo….tipo cosmetici, tofu semi di lino, crema tartar, ….e poi le scarpe le compero solo in Italia, anche se tipo le allstar false devo ammetterlo un paio all’anno le compero, costo 10 euro scarso…

  3. A proposito di fisiologica, io uso un boccettone flebo di fisiologica da cui aspirare 2 ml di liquido con una normale siringa. Lasci l’ago nel boccettone e spruzzi nel naso delbimboilliquidodella siringa. Me lo hanno consigliato i farmacisti quando il piccolo aveva pochi mesi: con 3-4 euro sono a postoper un anno circa…

    • Eh, facevo anche io così finché era piccolo, ma poi per qualche motivo mi si riempiva il boccione di impurità. E devo dire che ora che è più grande uso i lavaggi molto più raramente.

  4. Dopo tre anni ho risotto molto , ma qui in kuwait non esistono fermenti lattici, Ovviamente libri in Italiano sopratutto per bimbi, Le scarpe e il lievito per pizza e pane, anche quello in bustina e’ un altra cosa !

  5. Lo Yomo! Poi io vivo a 20 km dall’Italia quindi sono un attimo avvantaggiata. Ma qua in Svizzera proprio non concepiscono l’idea di uno yogurt senza pezzi di frutta.

  6. Ciao, quante verità! Per ora non mi trovo male con la saline ma magari mi porterò anche io qualcosa di usa e getta come l’abbiamo noi. Io mi sono portata pure la scorta di deodoranti: qui secondo me non sono traspiranti e me ne accorgo anche quando mi faccio la doccia la sera che ancora ho la “patina” sotto l’ascella!! 😉

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s