Parco giochi o playground?

Quando siamo arrivati in America, Davide era ancora piccolo. Aveva appena iniziato a gattonare, per cui la nostra vita al di fuori delle mura domestiche si limitava alle mie attività quotidiane. Qui in California abbiamo iniziato a frequentare i parchi giochi non appena ha avuto senso farlo, e quest’estate in Italia abbiamo avuto modo di fare un paragone con quelli milanesi.
C’è sempre da tenere a mente che viviamo in una zona agiata, per cui son sicura che in altre aree degli Stati Uniti la situazione è più simile a quella meneghina. Detto questo, in città purtroppo, come sa chi ha un bimbo/a, l’offerta è piuttosto limitata. Ovviamente le cose migliorano con il tempo: chi ha condiviso con me un’infanzia milanese negli anni ’80 ricorda quando il massimo a cui si potesse ambire fossero due altalene cigolanti, uno scivolo e due tubi di cemento. Ed è anche vero che ai bambini non servono chissà quali strumenti per divertirsi, la creatività è anzi forse stimolata da giochi più essenziali.
Inoltre non è (solo) colpa delle istituzioni e delle poche risorse economiche se i parchi giochi sono tristanzuoli, quanto di una mentalità che considera il suolo pubblico come una discarica, o quando va bene una valvola di sfogo. Ad esempio, le strutture, soprattutto quelle in giardini “di passaggio”, sono ricoperte di scritte.  Inoltre alcuni giochi sono in legno, quindi pieni di schegge e spuntoni. Ma la cosa che ho trovato più fastidiosa di tutte è il fatto che in ogni parchetto, anche in quelli più isolati, si trovano sempre e comunque cicche di sigarette in terra, con cui ovviamente i bambini giocano e che rischiano di finire in bocca. Per carità, sempre meglio dei tappeti di siringhe della nostra infanzia, ma comunque non il massimo. Il senso civico dei milanesi, insomma, latita un po’ e non ha molti riguardi verso l’infanzia.
Qui invece, oltre al fattore economico, c’è da fare una premessa diversa, ovvero: in California è difficile trovare persone che fumino. Per cui le cicche di sigarette sono inesistenti, a maggior ragione in un parco giochi. Le aree sono attrezzate con strutture funzionali, principalmente in plastica molto robusta o legno trattato. (Anche in questo caso, c’è da tenere a mente che il legno all’aria aperta ha certamente vita più facile in un posto dove non piove quasi mai, soprattutto se paragonato con Milano.)
Ma la cosa che più mi riempie di stupore e che mi fa sospirare sempre “magari ci fosse stato quando io ero piccola”, è la presenza, spesso e volentieri, di un’area dedicata ai giochi d’acqua in cui i bimbi sguazzano allegri: zampilli a orologeria, fiorelloni che all’improvviso fanno la doccia, fontanelle e via discorrendo deliziano i piccoletti nella lunga e rovente estate locale. In alcuni parchi dedicati ai più piccini ci sono addirittura tavoli con fontanelle a misura di manine, in cui paciugare a piacimento con sabbia e terra fino a creare un fantastico (?) effetto Woodstock. Completano il tutto giochi sonori (xilofoni, tubular bells), paretine per arrampicare, scivoli arzigogolati e ovviamente le immancabili altalene, anche nella versione per bimbi disabili. Insomma, la vita al playground in Bay Area è decisamente entusiasmante, per i bambini… e per i genitori che ambiscono a farli stancare 😀

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7 thoughts on “Parco giochi o playground?

  1. brava! ho scritto la stessa identica cosa giusto ieri. le differenze sono abissali e sarà anche una questione di mezzi dei due paesi, ma il senso civico è ció che fa davvero la differenza!

    • E sai a cosa pensavo anche? Al linguaggio che i bambini sentono per strada: in Italia nessuno si fa sfiorare dall’idea di moderare certi termini se ci sono bambini a portata d’orecchie. Sempre senso civico è.

      • vero anche questo! ma è meglio non continuare a fare il gioco di “trova le differenze” con l’italia perchè il paragone sarebbe amaro e, purtroppo, senza speranza…

  2. per la mia esperienza di ‘provincia’ mi rendo conto che sono fortunata. Nel posto dove vivo i bambini sono tantissimi, quindi in generale non ho mai sentito linguaggi sboccati o estremamente marcati in loro presenza. I parchi sono belli e pieni di attività, con i giochi divisi per fasce d’età. Non tutti sono ben tenuti, ma insomma, diciamo che le cicche di sigaretta per terra negli spazi espressamente dedicati ai piccoli non sono la regola. Poi è vero che ci sono zone migliori e zone peggiori. Per dirti, a Torino avevo trovato bellissima la zona parco per bambini all’interno del Valentino (sul lungo Po), ma non ho idea di come siano conciati i parchetti di quartiere. … insomma, pro e contro, come sempre.

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