Oceano

Spesso i nostri amici in Italia ci chiedono se facciamo il bagno nell’oceano. Pensando alla California, infatti, spesso si ha in mente il surfista che solca le onde sotto un sole caldissimo e simili scenari alla Baywatch.
Personalmente non ho ancora visitato le zone più a sud del nostro Stato, ma qui a nord la situazione è un po’ diversa. Innanzitutto il mare non è esattamente dietro l’angolo, almeno da casa nostra: bisogna ovviamente prendere l’auto e farsi almeno quaranta minuti di strada, solitamente abbastanza trafficata, per arrivare alla spiaggia più facilmente raggiungibile. Una volta lì, anche se si era partiti col classico sole della South Bay, è facile trovare il cielo coperto, e quel che rende la vita da spiaggia davvero diversa da quella mediterranea, ovvero raffiche di vento tagliente e rapido in ogni stagione e ad ogni ora.
Inoltre l’acqua del Pacifico è piuttosto fredda: i surfer da queste parti non mancano, ma indossano la muta praticamente tutto l’anno.
Last but not least, le onde. Alte, altissime, incessanti, magnifiche… e impraticabili, senza tavola, anche perché a un metro dalla riva l’acqua è già fonda e solcata da forti correnti.
Insomma, a meno di non orientarsi su spiagge molto riparate, andare al mare da queste parti è decisamente diverso da ciò a cui siamo abituati in Italia.
Ma allora in riva all’oceano cosa si fa? In realtà un sacco di cose: si organizzano pic nic nelle aree attrezzate (di solito ottimamente), si passeggia sulla sabbia, si guardano i surfer con ammirazione e soprattutto si gioca, a palla, con gli aquiloni, o magari coi numerosi cagnoloni e cagnolini portati a sgranchire le zampe dai proprietari.
E ovviamente si ammira, ogni volta come se fosse la prima, lo spettacolo della potenza del mare.

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Back on track, o quasi

Dopo una lunga, lunghissima pausa, rieccoci in California, un po’ sfasati dal jet lag e dai suoi effetti… su Davide.
Come forse ricorderete, abbiamo trascorso l’estate in Italia. E quel verde meraviglioso della pianura padana che mi aveva tanto colpita all’arrivo, nel suo contrasto con la siccità californiana, non è mancato: ha piovuto infatti quasi tutti i giorni (quelli senza nemmeno una goccia saranno stati, sommandoli, forse dieci). Ovviamente ciò ha reso il nostro soggiorno in patria un po’ complicato, perché anche chi non ha figli sa quanto sia faticoso intrattenere i bambini quando piove; se a ciò aggiungiamo il fatto che ci trovavamo in una casa su tre livelli e con scale esterne, potete capire anche voi la sfida che si presentava quotidianamente. Per fortuna avevo il supporto della famiglia allargata. Dopo questa esperienza, ho rivalutato molto le mie “fatiche” americane. Se avessi dovuto crescere Davide a Milano, con il freddo e la pioggia (quando non neve) per tutto l’inverno, probabilmente avrei dato di matto.
Ad ogni modo, come anche l’anno scorso, passare del tempo in famiglia mi ha dato una serie di opportunità. Ovviamente non è facile tornare “all’ovile”, seppur temporaneamente, dopo quasi un anno di faticosa assenza di parenti. La mamma expat è quella che quando è nel nuovo paese sogna una nonna vicina che tenga il pupo in emergenza o dia un consiglio su un malanno; poi, quando torna in patria, sbuffa e fatica ad adattarsi. Senza contare il fatto che la nonna di un bimbo che cresce lontano non è abituata a…esser chiamata nonna!
Detto questo, una volta finita la vacanza, ci si accorge di quanto, in poche settimane a contatto quotidiano con la famiglia allargata, il bimbo sia evoluto sotto tanti punti di vista. Rispetto a due mesi fa, infatti, Davide è decisamente più disinvolto nel muoversi, nell’esprimersi e nelle interazioni; insomma, sta diventando un bimbo grande. E anche io ho avuto modo di sbirciare la vita della mamma milanese, anche se da un punto di vista privilegiato: se nulla nella nostra vita fosse cambiato, infatti, oltre a dover fare i conti col maltempo milanese, avrei dovuto tornare in ufficio e non sarei stata io a portarlo al parco giochi, a sorridergli al risveglio dal riposino, a pranzare assieme a lui. È stata un’estate faticosa, certamente, ma anche un’esperienza che ti ci ha regalato qualche lezione e un po’ di certezze in più.
E ora? Ora aspettiamo l’autunno in Bay Area, dove già spuntano le zucche di Halloween nonostante il caldo ancora estivo,  speriamo che piova un po’ anche qui, che la siccità è un grosso problema e riprendiamo le fila delle amicizie, che alla fine della fiera fanno un po’ le veci della famiglia, da questa parte del mondo.
A presto!

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