Mesdames et Messieurs, nous allons commencer notre descente vers Milano Linate

Il ronzio del motore mi ha cullata in un breve sonno dopo il decollo da Parigi, ma ora son sveglia. Apro gli occhi e guardo fuori dal finestrino: abbiamo appena passato le Alpi. Lo spettacolo delle cime innevate lascia spazio alla mia meravigliosa pianura. Un quadro di Klimt sui toni del verde, disseminato di agglomerati di case collegati tra loro da lunghe strade diritte. Quanto è diverso il paesaggio lombardo da quello della Baia, soprattutto in questa stagione! Ed ecco in lontananza la mia città, coi suoi nuovi grattacieli e le sue periferie conosciute. Sorrido come una deficiente per tutto il tempo dell’atterraggio e per un po’ dimentico le due ore di sonno, i muscoli indolenziti dai sedili, la fatica di un volo così lungo con un bambino così piccolo, la distanza dal mio amore.
Sono a casa.

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Let’s go!

Tra una manciata di ore Davide ed io affronteremo il nostro viaggio in aereo verso un’estate italiana. Andrea ci raggiungerà più avanti. Il volo sarà molto impegnativo, lo so, ma so anche che supereremo questa prova in maniera brillante.
Ho provato a più riprese a scrivere un post riflessivo su come sono cambiata in questi nove mesi californiani e su come troverò cambiata anche la mia città. Ma alla fine non ne è venuto fuori nulla di decente, perciò ho deciso di raccontarvi brevemente cosa mi mancherà, in Italia, di quel che lascio qui per qualche tempo.
Innanzitutto mi mancherà il clima spettacolare, caldo asciutto di giorno e fresco la sera e la notte. Le estati milanesi sanno essere impietose; grazie a Dio staremo poco in città.
Mi mancherà la quasi totale assenza di zanzare (certo, poi quelle che ci sono rischi che ti attacchino il virus del Nilo occidentale, ma non si può avere tutto dalla vita, no? :D)
Mi mancheranno la frutta e la verdura eccezionali di questa terra: avocados à gogo, fragole dolcissime, albicocche di mille varietà, meloni, cilantro, cetrioli… È tutto più buono.
Mi mancheranno le strade larghe della Peninsula, le corsie per svoltare a sinistra, la svolta a destra col rosso, i semafori (abbastanza) intelligenti e le auto col cambio automatico.
Mi mancherà poi qualcosa che mai avrei pensato: la gentilezza delle persone, il sorriso di chi incontri nella vita quotidiana. Appena arrivato dall’Italia tutto questo buonumore ti sembra un filo sospetto, poi ci fai l’abitudine e alla fine ti chiedi perché non si sorrida più spesso dappertutto.
Mi mancheranno le mie amiche mamme e i loro bimbi, trovarsi al parco giochi o mangiare un boccone assieme mentre cerchiamo di tenere a bada i nostri scatenati eredi.
Ma soprattutto ovviamente mi mancherà Andrea, per tutti i giorni che saremo lontani. Lui è l’unico motivo per cui una parte di me spera che il tempo voli, in modo da riabbracciarci presto e goderci un po’ di vacanza tutti assieme.

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Italiano pizza spaghetti mandolino…? Quasi

Come vien visto un italiano dagli abitanti della Silicon Valley? Una cosa che ha accomunato tutte le mie amiche americane quando ci siamo conosciute, è stata lo stupore, riguardo al fatto che qualcuno voglia lasciare l’Italia per venire a vivere negli Stati Uniti. Tutte mi hanno chiesto il perché di questa scelta, visto che siamo nati nel paese in cui i loro connazionali ambiscono ad andare in vacanza e che loro stesse spesso hanno visitato in prima persona. Quando spieghi loro che l’Italia è un paese praticamente in rovina, le persone restano sorprese o comunque non immaginano fino a che punto la situazione italiana sia pessima.
Più in generale ho l’impressione che l’Europa, vista da qui, sembri un’entità molto più semplice e vaga di quanto non sia in realtà. Ma del resto anche in Italia spesso “l’America” è una specie di monolite a stelle e strisce fatto di hamburger, coca cola, pistole e via discorrendo.
Apriamo e chiudiamo immediatamente la triste parentesi cibo, per cui la cucina italiana viene dai più confusa con quella italoamericana. Sto cercando di debellare questo mito a colpi di inviti a pranzo, perché non posso tollerare che le mie amiche pensino che un pasto italiano sia anche lontanamente simile a quanto si trova da Olive Garden e analoghi postacci, che pullulano, ohimé, a ogni angolo.
Un altro argomento è il tempo atmosferico: per un americano l’Italia è un posto dove splende sempre il sole ovunque, e anche qui suscita stupore quando racconto che in realtà a Milano d’inverno nevica, si gela per gran parte dell’autunno e della primavera, e in estate il caldo è fin troppo.
Ho però scoperto una cosa: il fatto di venire da Milano mi dona un grande vantaggio, ovvero quello di esser considerata una persona innatamente elegante e chic. Chi mi conosce dal vivo potrà rendersi conto da solo di quanto sia ridicola questa faccenda. Non ho però ancora avuto cuore di rivelare alle mie amiche che il milanese è spesso molto cafone e buzzurro anche se magari è griffato dalla testa ai piedi. Mi piace l’idea di essere considerata una persona elegante, almeno una volta nella vita, anche senza meriti veri e propri!

Andiamo al supermercato

Gli Stati Uniti sono una nazione grande e incredibilmente diversificata, e la Bay Area è un microcosmo molto particolare. Mille culture e stili di vita diversi si incrociano e si contaminano più o meno pacificamente. Per questi e altri motivi, credo sia abbastanza diverso fare la spesa al super qui da come potrebbe esserlo in Oklahoma o in North Dakota. Ma alla fine il supermercato è supermercato, e tra l’Esselunga di Rubattino e il Whole Foods di Cupertino le differenze vanno cercate nei dettagli.
Ad esempio, in tutti gli stores visitati sinora abbiamo notato che latte, uova e yogurt sono disposti non nelle corsie, bensì lungo le pareti. Questo perché gli scaffali sono in realtà aperti e dietro (ovvero nel retro del negozio) ci sono gli omini che provvedono a rifornirli! La prima volta che ho incrociato lo sguardo di un commesso che stava sistemando gli yogurt da dentro lo scaffale mi è venuto un infarto. Non so come mai venga usata questa metodologia: forse c’entra qualcosa il fatto che gli americani bevono latte a tutte le ore, e quindi gli scaffali vanno riempiti costantemente.
Un’altra cosa piuttosto bizzarra per noi italiani (almeno per me) è la possibilità di acquistare ghiaccio al supermercato, ovviamente in quantitativi mastodontici. Un po’ come nel libro della vecchia Milano che possiede mia zia, in cui si vede “quel del giazz” col suo carretto che, fino all’avvento del frigorifero, girava per le strade meneghine. Qui ovviamente non è che manchino i frigoriferi: credo che, anche in questo caso, sia l’uso sfrenato del ghiaccio nelle bibite che fa sì che la gente trovi sensato acquistare giganteschi sacconi di ghiaccio al supermercato. Per me resta un mistero. Ho provato a indagare in merito in rete, ma alla domanda “why do american supermarkets sell ice” nemmeno l’onnisciente Google ha saputo rispondere.
Una cosa che trovo invece sensata, rispetto al funzionamento italiano, è il funzionamento della tessera fedeltà: se non l’hai con te,  di solito, puoi comunicare in cassa il tuo numero di telefono (o inserirlo nel POS, se non vuoi farlo sapere a tutto il negozio) e va bene lo stesso. In Italia invece se non hai con te fisicamente la Fidaty sono cavoli tuoi. Say what?!
L’ultima differenza sostanziale, e forse è la più nota, è la presenza, in svariati super, dell’imbustatore, ovvero una persona in cassa che sistema la tua spesa nei sacchetti. Se non c’è questa persona, se ne occupo direttamente il cassiere. Nei posti più cari, tipo Whole Foods appunto, se ti vedono in difficoltà ti aiutano anche a svuotare il carrello sul nastro e a portare la spesa alla macchina. All’inizio la reazione dell’italiano, abituato alla tipica cassiera nostrana che ti lancia la roba in fondo allo scivolo e cara grazia se saluta, è quella di sentirsi un orribile schiavista, ma poi pian piano si cede alla comodità, soprattutto quando si hanno bambini. Puoi tranquillamente spiegare come vuoi separata la spesa e loro agiscono di conseguenza, ma il sistema standard che adottano è quello delle cose da frigo da una parte, cose da dispensa da un’altra e via discorrendo; quindi la spesa risulta suddivisa già molto più metodicamente di come farei io!
Detto questo, potremmo passare al capitolo “qualità e ingredienti del cibo da super americano”, ma è un argomento talmente vasto e spinoso che va rimandato a uno o più post dedicati, che spero di scrivere al più presto. Nel frattempo, buona giornata e buona spesa a voi!