Mi sono fatta tutto un film (ma era quello sbagliato)

Premessa: la casa in cui viviamo ormai da quasi quattro mesi non è stata la nostra prima scelta. Ora siamo felici che le cose siano andate come sono andate, ma in verità a settembre avevamo adocchiato una townhouse più nuova e moderna, che ci convinceva di più. Ma i proprietari non fecero sapere in tempo se avrebbero o meno accettato animali, quindi alla fine “ripiegammo” su questa. La scelta si è poi rivelata vincente: niente onnipresente moquette, niente scale da cui Davide avrebbe certamente capitombolato, zona tranquilla, bel giardino privato. Ma in fase di decisione avevamo notato più i difetti che altro;
uno dei motivi per cui, all’epoca, non eravamo rimasti favorevolmente impressionati era stato questo: arrivando a visionare la casa con l’agente immobiliare, avevamo notato, sulla veranda della casa vicina, un tizio seduto per terra. Non su una sedia, su un dondolo o su un’amaca, proprio sul selciato. La visione era piuttosto strana e inusuale per un vicinato di famigliole e vecchietti. Non capivamo se fosse normale, se stesse riposando, se fosse ubriaco…o peggio!
Nei primissimi giorni nella nuova casa ero sinceramente un po’ allarmata: costui era infatti spesso seduto fuori dalla porta e addirittura, cosa davvero inconsueta qui in California, fumava qualche sigaretta al giorno.
Devo ammettere che suo aspetto non era di per sé allarmante. Era vestito “da casa”, come si usa qui, ogni tanto beveva da una lattina, aveva sempre il cellulare in mano. Ma ovviamente, nella mia immaginazione super fervida, era già assurto a ruolo di spacciatore o di magnaccia. Ogni tanto saliva in macchina e andava via; una tizia veniva a trovarlo nel weekend. Grazie a Google maps, sapevamo che la casa in cui viveva era dotata di ampio giardino con piscina: perché, ci chiedevamo, non andava a fumare e a star seduto lì? Andrea sosteneva la tesi per cui la casa fosse condivisa con tante persone che odiavano il fumo, al punto da cacciarlo in veranda. Io ovviamente rimanevo della mia idea riguardo alle sue attività di sicuro illecite, tant’è che avevo preso a riferirmi a lui, quando ne parlavamo, come a “il Losco”: oggi il Losco era praticamente sdraiato in veranda! È arrivata la fidanzata del Losco! E via discorrendo.
Pian piano poi, visto che non succedeva in realtà assolutamente nulla di allarmante, ho smesso di farci caso. È diventato semplicemente parte del panorama. Finché un giorno…beh, avete presente il film di Amélie? Quel signore che lei incontra vicino a tutte le cabine per fototessera e che abbandona lì le foto? E lei che passa tutto il film a scervellarsi in merito, finché poi all’improvviso se lo trova davanti “in azione” e capisce il mistero? Bene, a me è successa più o meno la stessa cosa una mattina. Il Losco è uscito, ha acceso il motore dell’auto, è tornato verso la porta di casa e… ha accompagnato verso il posto del passeggero un’anziana e canuta signora. Niente spacciatore, niente malavita: semplicemente un caretaker o, come diremmo in Italia, un badante, che ogni tanto si concede una meritata pausa sigaretta in veranda.
Decisamente un bel colpo alla mia italica diffidenza verso il prossimo 🙂

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(in foto: la fontana blu del Sunnyvale Community Center)

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4 thoughts on “Mi sono fatta tutto un film (ma era quello sbagliato)

  1. Io il Losco, quando tornavo a casa e lo trovavo seduto fuori a fumare, lo salutavo, e lui rispondeva contento.

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