Missione panenettone: preambolo

Grazie alla segnalazione di Comida, nei primissimi giorni qui in California abbiamo scoperto ed esplorato un luogo di perdiz*EHM* supermercato abbastanza particolare: Trader Joe’s. Nonostante sia un posto pieno di “furbettate” e anche un po’ controverso per alcuni aspetti, non si può negare che sia davvero speciale nell’offrire prodotti bizzarri, che non si troverebbero altrove, in confezioni accattivanti e via discorrendo. Trader Joe’s fa parte di un consorzio tedesco che controlla anche la catena di discount Aldi Nord, e, forse per questo motivo, offre spesso prodotti europei tipici a prezzi difficili da eguagliare. Un esempio è il panettone: dove normalmente si pagano sui 10 dollari l’uno, da Trader Joe’s si porta a casa un dignitosissimo pezzo da 750 grammi a cinque dollari.
Ciononostante, come chi ci conosce sa bene (perché sembra che io non riesca a parlare d’altro, ha!), ormai da un paio d’anni, in questo periodo, il panettone lo preparo in casa. Due anni fa ho tentato l’esperimento ed è andata bene, perciò mi sono ripromessa di farla diventare una tradizione.
L’anno scorso stava per nascere Davide e mi ricordo ancora le levatacce notturne con la pancia da nono mese (avevo calcolato male i tempi dei rinfreschi e approfittavo dei risvegli delle quattro del mattino). Di certo non immaginavo che quest’anno mi sarei trovata in California, una terra dove l’inverno quasi non arriva, ma dove la nostra golosità è immutata. Anzi, forse a maggior ragione, essere lontani da casa fa sentire più forte il desiderio di un po’ di milanesità.
Qual è il problema? direte voi. Il problema è, o meglio era, il lievito naturale, o pasta madre, necessario a produrre il dolce meneghino. Ora lo so cosa state pensando, o miscredenti, e vi avviso; io sono milanese, e il primo che mi posta un link di ricetta del panettone fatto col lievito di birra lo mando a ciapà i ratt 🙂 Ad ogni modo, siccome, quando si entra negli US of A non si può portare con sé cibo di nessun genere, la mia fidatissima madre è rimasta a languire a Milano, e io mi son ritrovata a doverla ricreare da zero. Cosa fattibile, per carità, ma la mia nuova madre è ovviamente “giovane”, immatura e inesperta, non certo adatta a supportare la burrosità estrema dell’impasto panettonesco.
Per fortuna, oltre a essere web-dipendente, con la nascita di Davide ho scoperto la mia vocazione fricchettona o, come si dice da queste parti, di Crunchy Mama, e così, grazie ai grandi poteri di Internet, ho trovato e  mi sono iscritta al chapter locale delle Holistic Moms. E chi meglio di un gruppo di mamme fricchettone a cui chiedere un pezzo della pasta madre per cui la zona di San Francisco è famosa?
Per tutto il resto (forme in carta e canditi) nessun problema: viviamo letteralmente al centro del mondo, e tutto, o quasi, può essere acquistato. Anche la pasta madre, per inciso, si può comprare su Internet: ma mi rifiuto di pagare tredici dollari per sette grammi di acqua e farina.
Il papiro di cui sopra è per rendervi noto, in buona sostanza che, dopo aver recuperato la madre, le forme, gli ingredienti e quant’altro, finalmente ci siamo: stasera si parte. Seguo, come gli altri anni, pedissequemente la ricetta delle Sorelle Simili: oggi dunque due rinfreschi, domani una serie di lavorazioni e infine martedì la pezzatura e cottura.
Secondo voi come andrà la preparazione di questo panetùn californiano? Fatemi un in bocca al lupo, knock on wood! Cercherò di tenervi aggiornati anche domani e poi col risultato finale.

 

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