Guida alla spesa di alimentari

So che sarà uno shock per voi, ma dovete sapere che io e Marta siamo un po’ snob in fatto di cibo 😀 Le prime visite ai supermercati sono state accompagnate da un misto di curiosità e confusione, un po’ per le differenze nella gamma di prodotto. Ma soprattutto perché in patria, anni di shopping ci hanno dato abitudini che ci fanno scegliere la tale marca per un prodotto, evitare l’altra e così via.

Insomma c’è voluto un po’ ma stiamo imparando. In ottima tradizione geek, per i più curiosi ecco un faccia a faccia fra supermercati (escludendo mercati, negozi specializzati eccetera):

Frutta e verdura: la qualità è molto alta, e la scelta è sconfinata. Per esempio, se per voi le verdure a foglia andavano poco più in là di spinaci e bietole, qui potete passare un quarto d’ora solo a scegliere fra red chards, swiss chards e rainbow chards e un altra ventina di varietà più o meno della stessa famiglia. Nel frattempo rischiate di prendere un accidente perché non solo fa freddo, ma c’è pure un nebulizzatore per le verdure modello metropolitana in agosto–ma ne vale la pena! Non c’è dubbio, vince la California.

Latte, burro e yoghurt: ok bio e no-OGM, ma quanto grasso, greco o europeo (?), naturale o alla vaniglia? e per il latte, volete mucca, pecore, capra, riso, soia, mandorla, cocco? kilometro zero, free range o entrambi? rispetto alla monotonia delle multinazionali che fanno il grosso del mercato in Italia, è un altro mondo. Punto per la California.

Carne e pesce: li metto insieme perché compriamo poco di entrambi, e quindi non abbiamo approfondito troppo, per lo meno al supermercato. I tagli pregiati sembrano molto belli, ma sono anche molto cari; in compenso la scelta di tagli “ruspanti” è molto minore. Nel dubbio, non assegno il punto.

Pasta e riso: a rischio di attirarmi le ire, questo è un pareggio. Intanto perché buona parte delle marche italiane sono presenti, con prodotti assolutamente analoghi; e poi perché ci sono produttori locali (italiani) di assoluto rispetto, anche se con prezzi fuori di testa. Nota: mai, mai, mai, nemmeno in emergenza, comprare sughi già pronti; anche i più semplici sono totalmente alieni.

Caffé: alta qualità e grande scelta, ovviamente vince… la California! Ma soprattutto il caffè è tostato da poco e lo macini al momento, cosa che in Italia è inaudita (al supermercato).

Colazione: è una bella lotta. Cereali di tutti i tipi, buoni e bio, sfusi per risparmiare sul trasporto; ma in compenso niente frollini e simili. Sulle marmellate pareggio; ma se preferite una colazione salata, chiaramente vince la California. Insomma non me la sento di dare un punto.

Olio: vince Milano ma con un margine risicato: abbiamo trovato ottimo olio bio e locale, con un gusto che ricorda quello pugliese, ma purtroppo venduto in piccole quantità.

Condimenti: vince la California, non fosse altro perché comprare ketchup e senape biologici ti fa sentire meno in colpa per le maialate che mangi.

Formaggi: gli americani ci provano con tutte le loro forze, ma il grosso della produzione è noiosa; e il resto costa più dell’oro. Punto all’Italia con tutta la nostalgia possibile.

Birra e vino: nessuna sorpresa, California per la birra, Italia per il vino.

Pane: vittoria schiacciante per il nuovo mondo. So che qui qualcuno inorridirà, ma è soprattutto per il pane a fette: biologico, sano, ma sopratutto buonissimo! Riesce quasi a far perdonare la mania incomprensibile del pane all’aglio…

Non voglio fare una somma algebrica perché in fondo è un post scherzoso, ma il succo è che al supermercato si può comprare ottimo cibo. Poi tutto sta a saperlo cucinare 😉

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7 thoughts on “Guida alla spesa di alimentari

  1. avrei da ridire solo su frutta e verdura: ma è che chi ci perde, da quel punto di vista, è sicuramente Milano che (per il poco che ho visto) ha una scelta triste e plasticosa quasi ovunque. Qui il punto va dato da città a città, perchè sempre in Italia,-ma dove abito io- la scelta di verdura è vastissima, di stagione e molto interessante. Km basso (molto sono produttori locali) e vendita al dettaglio a prezzi da ingrosso, di fianco ai due supermercati di fiducia. Dite che il fatto di vivere in uno dei distretti ortofrutticoli italiani sia un vantaggio… ? 😉

  2. Peccato per l’olio in piccole quantità. Ma provare a contattare direttamente il produttore, visto che è locale? Magari è il supermercato a non ordinare. (mi sto appassionando, fateci sapere)

  3. Per l’olio stiamo ancora provando alternative, ma per ora organizzandoci lo troviamo. Peraltro l’olio (come d’altronde cereali, farine, legumi secchi ecc) lo prendiamo sfuso; quindi quando dico “in piccole quantità” intendo che la latta è piccola (10 litri?) e spesso quando arrivo è agli sgoccioli. Ma appunto, basta comprarlo ben prima che finisca per non avere problemi.

    Comunque oggi al mercato abbiamo conosciuto un greco che ha un oliveto a meno di 100km da qui, inclusi cultivar italiani, e che sembra pratico. E in effetti olive e olio erano molto buoni–e costavano un occhio! Insomma noi continuiamo ad informarci, e soprattutto assaggiare 😀

  4. Monica è vero quel che dici ma io facevo il confronto fra supermercati. A Milano onestamente andavamo poco al mercato, qui ci andiamo tutti i fine settimana.
    E poi il discorso bio. In Italia spesso i prodotti sono gustosi, ma non sono quasi mai certificati bio quindi vai sulla fiducia. E su questo ognuno la pensa a modo suo–io sono della scuola che fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio.

  5. @Marco: I prezzi sono certamente non da Ballarò 🙂 Però non dimenticare che gli stipendi sono molto più alti che a Milano, con le tasse un po’ più basse; quindi il confronto non è facile.

    Restando sui supermercati, io ho visto solo due categorie: ragionevoli (Safeway) e da infarto (Whole Foods, Trader Joe’s). Noi cerchiamo di tenere un minimo di equilibrio fra i 3 🙂

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