Ci siamo, ci siamo

…solo che abbiamo appena traslocato, Andrea ha cominciato a lavorare, non abbiamo una connessione decente eccetera eccetera.
Da venerdì, se tutto va bene, dovremmo essere di nuovo più stabili a livello di internet e potremo tornare a raccontarvi le nostre gesta.
Nel frattempo l’autunno sembra arrivato anche a queste latitudini: gli alberi arrossano e l’aria si fa frizzantina. Nei negozi è un tripudio di zucche e richiami a Halloween. Ormai siamo qui da più di un mese.

Ma è vero che…

Da quando ci siamo trasferiti, alcuni amici ci hanno posto domande sugli USA, cose che “si dicono in giro” ma non si sa se siano leggende o meno. Ora, noi viviamo in uno stato e in un’area piuttosto particolari: la gente guadagna bene, è istruita, ci sono tante culture che si incrociano, il tempo è mite eccetera eccetera. Però credo che alcune cose possano valere per tutti gli States, o forse sono interessanti anche se succedono solo qua 🙂
Iniziamo con quelle che ci vengono in mente; se ne avete altre lasciate un commento!

– È vero che hanno il tritarifiuti nello scarico dell’acquaio?
Sì.

– È vero che gli americani sono tutti ciccioni, o comunque grossi?
Ecco, qui, per i fattori di cui sopra (educazione e ricchezza) la gente è molto in forma.

– È vero che non hanno il bidet?
Ohimè sì.

– È vero che il mangiare fa schifo?
Anche in questo caso probabilmente siamo fortunati, ma il cibo qui è buono. Frutta e verdura sono squisite, si trova tutto bio/GMO free a prezzi decenti, insomma: non ci si può proprio lamentare 🙂

Aspettiamo le vostre domande…o risposte, se avete avuto esperienze diverse!

Una visita in città

Sabato mattina siamo stati a San Francisco! Il sole splendeva e ci è sembrata una buona occasione per fare un giro. Abbiamo percorso l’interstate 280 fino ad arrivare in città. Il traffico era piuttosto intenso, soprattutto una volta raggiunte le prime abitazioni. Abbiamo quindi deciso di deviare verso la spiaggia. Fortunatamente abbiamo trovato un buon posto per la macchina. Attraversata la strada eravamo già in spiaggia! Che meraviglia! Il sole era forte e faceva caldo: quasi 28°C. Niente male per un sabato di ottobre!
La spiaggia era molto molto ampia. C’erano molte persone che facevano surf, e stavano in acqua in attesa dell’onda giusta. Quando quest’ultima arrivava, alcuni uccelli giocavano vicino al bordo dell’acqua. Anche loro amano le onde 🙂
Davide ha molto apprezzato la sabbia, che già aveva avuto modo di conoscere quest’estate in Toscana. Ha subito iniziato a gattonare avanti e indietro, fatto trascorrere i granelli tra le dita delle mani e ovviamente se n’è cacciata una bella manata in bocca…

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Andrea si è tolto le scarpe rimboccato i pantaloni e sono andati a giocare sul bagnasciuga. Il mare era birichino e arrivava in fretta, ma Davide non si faceva affatto spaventare, anzi: era entusiasta!
Il movimento ci ha fatto venire fame. Quindi abbiamo preso l’auto e siamo andati in cerca di cibo. Dopo qualche isolato abbiamo trovato una zona ricca di posti vicini interessanti. Con un bimbo piccolo, però, la scelta si riduce sempre un po’. Non tanto per gli alimenti, quanto per il chiasso e la confusione che gun bimbo può sempre generare. Quindi siamo entrati in un ristorante thailandese. Abbiamo poi scoperto che era comunque uno dei migliori della città! Davide ha mangiato con molto piacere un ottima insalata di avocado (non tutta ovviamente). Con altrettanto gusto, io e Andrea ci siamo lanciati su alcuni piatti tipici della cucina del Siam. Era tutto ottimo, Davide è stato tranquillo e rilassato, e gli altri avventori e il personale erano deliziati dalla sua presenza 🙂
Dopo pranzo rifocillante, però, Davide ha iniziato a dare segni di stanchezza. Pertanto ci siamo diretti verso la macchina e poi verso casa. Durante il tragitto Davide ha schiacciato un pisolino. È stata una gita molto piacevole e penso che ripeteremo presto la visita a San Francisco.

Senza titolo

Mentre scrivo sono quasi le sette di sera e ci stiamo rilassando in zona divano. Stamattina siamo stati a San Jose per questioni burocratiche. Lungo la strada si susseguivano i nomi di città e paesi che ormai siamo abituati a considerare omonimi delle aziende che hanno sede lì: Cupertino, Mountain View, San Jose stessa.
Fa un certo effetto essere al centro di tutto. Pensare che è qui che nasce l’innovazione, non solo tecnologica. Certo, all’ultima open house i mariti indossavano tutti i badge aziendali Apple o Google, non è raro vedere persone che sfoggiano le t-shirt di chi lavora in LinkedIn, la sede di Facebook è a un tiro di schioppo e la si avvista dalla strada per la gigantografia del “like”. Ma anche lo stile di vita è diverso: praticamente tutti i ristoranti hanno opzioni vegane o vegetariane, il biologico è ovunque e così pure il non OGM (che qui giustamente si dice “GMO free”). Il chilometro zero, la frutta e verdura di stagione, la carne e le uova di animali trattati dignitosamente, ma anche i marsupi ergonomici e le fasce per portare i bambini senza far fatica, i giochi semplici che stimolano la creatività, le scuole “alternative”: qui tutto questo trova terreno fertile e, se è vero che si rischia di diventare un po’ snob, è veramente difficile non esultare nel trovarsi finalmente “tra simili” senza esser considerati quelli strani o che vogliono fare gli alternativi.
Siamo decisamente privilegiati e di questo sono immensamente grata, in ogni istante e con ogni respiro.

La barriera linguistica

Come forse alcuni di voi sanno, questa non è la nostra primissima esperienza da emigrati. Andrea ha vissuto un anno in Olanda, io invece ho solo tentato con Berlino.
Il mio inverno berlinese è stato, come si suol dire, breve ma intenso. Non mi mancavano contatti e amicizie, ma avevo grosse difficoltà quando si trattava di interagire con l’esterno: non trovavo nemmeno il coraggio di lasciare il mio CV nei negozi. Anche solo entrare dal fotografo, per farmi scattare la foto da apporre in cima, richiese in pratica una mattinata di training autogeno.
Mi sembrava che, in quel melting pot che è Berlino, per me, che la lingua la parlavo sì, ma non alla perfezione, non ci fosse proprio posto. La mia paranoia arrivava al punto che preferivo negozi e ristoranti gestiti da cinesi o turchi, semplicemente perché lì non sarei stata l’unica a parlare un tedesco un po’ stentato.
Domenica scorsa alla frontiera in aeroporto siamo stati accolti da un’agente dai tratti asiatici, e fin qui nulla di insolito. La cosa che mi ha veramente sorpresa è stata il suo marcato accento nel parlare inglese. E ho pensato che forse qui dal punto di vista linguistico le cose andranno un po’ meglio. Per ora l’esperienza mi sta dando ragione: da queste parti, non solo sembrano avvezzi ad aver a che fare con chi parla “diverso”, ma spesso sono loro stessi a sfoggiare accenti improbabili, anche se (come la signora doganiera) ricoprono cariche che lavorano a contatto col pubblico. E questa cosa a me sta piacendo tanto.

O forse, molto più semplicemente, l’inglese è facile e il tedesco difficile 😀