La prima volta che sono entrata in questa casa

La prima volta che sono entrata in questa casa era il 1° aprile del 2010, ed è stato un colpo di fulmine. Era successo tutto per caso: aver dimenticato di mettere in strada il materasso da buttare per il ritiro AMSA, doverlo portare in ricicleria con la macchina dei miei e, al ritorno, Andrea che proponeva: facciamo qualche stradina alternativa, magari qui c’è qualche casa in vendita. Ed eccola, dietro l’angolo, col suo parco gigantesco, ed ecco anche un annuncio…ma no, ci dicevamo, figurati, 100 metri quadri, costerà troppo. Invece eccomi, qualche giorno dopo, ad arrancare dietro l’agente immobiliare, per 4 piani di scale, sulle decollété che indossavo allora per cullarmi nell’illusione che il mio impiego fosse in realtà una carriera (dress for the job you want, ecc ecc).
Dopo svariati giri di svariate chiavi, la vecchia porta blindata si aprì su una casa in condizioni abbastanza disperate, ma bellissima. Le porte a due ante, la doppia esposizione, la luce morbida di quella sera di primavera, il treno che passava nel silenzio. Niente, ero ufficialmente innamorata. Già vedevo ombre di bimbi futuri correre in giro tra le mura giallo chiaro, e immaginavo le gatte tendersi agguati tra le stanze. In fondo in fondo sono una femmina romantica.
Il 30 luglio firmai il contratto di compravendita e la stipula di un mutuo di 35 anni. Il 23 gennaio dell’anno successivo, finita la luuuunga ristrutturazione, passammo qui la prima notte, cenando con le vaschette di sushi da asporto appoggiate sui cartoni.
Da allora, e più di ogni altro appartamento in cui io abbia vissuto dopo quella dell’infanzia, questa è casa.
È stata casa quando rientravamo dalla brasserie nei primi tempi, e ci stupivamo, in quelle sere estive, di sentire i grilli salutarci e il profumo del caprifoglio. È stata casa ogni singola sera in cui, dopo l’ufficio e un’ora di autobus, aprivo il portoncino e affrontavo, sempre più velocemente, i fatidici quattro piani senza ascensore. È stata casa di bagni serali a lume di candela, di film e telefilm guardati fino a notte fonda, di cenette squisite preparate con amore, di colazioni nel weekend con i croissant delle pasticcerie della zona. È stata casa al ritorno da viaggi lunghi o brevi, la mattina che ho fatto il test di gravidanza, il lungo mese a letto all’inizio e gli ultimi tempi in cui le scale erano un po’ faticose. È stata casa varcando la soglia con Davide per la prima volta, minuscolo e dormiente tra le mie braccia inesperte.
A fine trasloco, nel 2011, ho guardato Andrea e ci siamo detti: basta spostamenti. “Io, in questo appartamento, ci voglio invecchiare e morire”.

E invece. Invece eccoci qui, di nuovo a fare la cernita dei vestiti, a decidere cosa tenere e cosa dar via, cosa portare e cosa resta. Solo che questa volta non si tratta di cambiare indirizzo, e nemmeno nazione: questa volta si cambia continente. Dopo le doverose trafile per il visto, dal 22 settembre vivremo negli Stati Uniti. Com’è strana la vita: la maggior parte dei libri che ho letto in gravidanza e successivamente sono americani, quindi, quando arrivavo a capitoli su come scegliere il pediatra o simili, li saltavo a piè pari, pensando che non mi sarebbero mai serviti. Mi sa che è giunta l’ora di sfogliarli di nuovo.
Il salto sarà lungo. Ci aspettano tante cose allo stesso tempo famigliari e sconosciute. Tanta natura, spazi grandi, un popolo che finora ci siamo limitati a osservare attentamente e con curiosità. Io penso che andrà tutto bene; ma se voi che passate di qua incrocerete le dita per noi, ecco, non mi offenderò!

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3 thoughts on “La prima volta che sono entrata in questa casa

  1. Io incrocio dita di mani e piedi per voi! In bocca al lupo per questa fantastica avventura.
    Ti piacerà tanto! Baci

  2. ah ecco… ho capito. pensavo che la casa nella quale siete fosse in affitto, e per quello mi ero francamente spaventata all’idea di portare via TUTTO. invece è vostra: le cose (per quanto complicate e impossibili) sono più facili, forse… IN BOCCA AL LUPO!!!

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