Sei una mamma all’estero se… 

…sei in grado di recitare a memoria i nomi di tutti i componenti della famiglia in alfabeto NATO. 

…parli una lingua ibrida che non è più italiano e non è nemmeno quella del posto: una specie di patois mammesco. 

…sorridi a leggere le tue amiche mamme in Italia  che svezzano i figli col brodino vegetale. Oppure al contrario, allo scoccare dei sei mesi del pupo,  ti fai spedire la crema di riso dall’Italia, costi quel che costi.

…te ne freghi di promozioni lavorative e bei voti dei figli: la vera conquista è quando trovi un’altra mamma sulla cui amicizia puoi contare (ciao amiche ❤) . 

…conosci il nome commerciale del paracetamolo in tre o quattro nazioni diverse. In compenso,  ci sono malattie di cui sai il nome solo nella lingua del posto e non in italiano. 

…i tuoi figli si imbarazzano quando parli la lingua del posto e ti correggono la pronuncia. 

…ti emozioni quando vedi su Facebook la foto di un banco gastronomia italiano. 

…conosci peso e altezza dei tuoi figli in due unità di misura. 

…non vai molto oltre “ci son due coccodrilli ed un orangotango”,  ma in compenso sai tutte le mosse di “wind the bobbin up” (o simili).

…hai passato almeno una notte insonne al pensiero del primo volo da sola con prole. 

…non l’avresti mai detto, ma hai scoperto con l’esperienza che i bambini crescono bene anche senza un pediatra di riferimento/indossare la canottiera/aspettare un’ora prima di entrare in acqua/asciugarsi i capelli prima di uscire all’aperto. 

Ho dimenticato qualcosa? Aggiungete la vostra esperienza nei commenti :) 

Vorrei scrivere più spesso… 

…ma la verità è che Facebook è così comodo per quelle volte che si vuol raccontare un aneddoto o uno scambio di battute, che alla fine mi ritrovo sempre a ponderare argomenti mastodontici e a non pubblicare poi niente di che. Detto questo, non tutti quelli che leggono questo blog sono miei amici su Facebook, quindi un aggiornamento ogni tanto ci sta. 
Noi quattro stiamo bene: tra qualche giorno torneremo in Italia per trascorrere un po’ di tempo in famiglia, nel frattempo ci godiamo un pochino questa città meravigliosa che col bel tempo è ancora più piacevole e ricca di cose da fare e vedere. I parchi brulicano di festival, ogni caffè sfodera i suoi posti all’aperto, i londinesi sfruttano ogni centimetro quadrato di verde per pic nic e riposini “alfresco”. Tutto ciò è particolarmente interessante con due bambini piccoli da tenere occupati, dato che, per quanto riguarda Davide, l’asilo ha finalmente chiuso i battenti per la pausa estiva, e Olivia è ancora a casa (nonostante il primo compleanno sia dietro l’angolo). Nei giorni più caldi, restare chiusi in case fatte apposta per trattenere più calore possibile il resto dell’anno è una sfida al buonsenso anche per le mamme più sleep deprived. Quindi si riempie lo zaino di vettovaglie, si inforcano gli occhiali da sole per nascondere l’occhio pallato post ennesima nottata insonne e, dopo un’oretta di preparativi, inseguimenti e placcaggi vari, si riesce, già esauste, a chiudersi dietro la porta di casa e a strisciare verso un parco giochi qualsiasi, meglio se dotato di giochi d’acqua. In California c’era bisogno dell’auto per raggiungere il playground più vicino; qui per fortuna ci si arriva a piedi, e in venti minuti di bus si raggiunge anche il parco “bello”, col bar, i prati curati e una piscinetta per i bimbi. E lì ci si può sedere e rilassarsi per due minuti netti, guardando i bambini più grandicelli e le loro mamme che chiacchierano tra loro, e sognare il momento in cui si potrà distogliere per qualche istante lo sguardo dalla prole senza che nessuno metta in bocca cartacce o cerchi di fuggire all’improvviso. 
In attesa di quel bel dì, a Londra in estate si sta proprio proprio bene.

Cara amica che sta per diventare mamma e vorrebbe allattare…

***DISCLAIMER*** QUESTO POST NON È SCRITTO PER FAR SENTIRE IN COLPA, NÉ PER CONVINCERE, CHI NON VUOLE O NON PUÒ/NON HA POTUTO ALLATTARE. ***FINE DISCLAIMER***
Detto questo. Cara amica, più o meno a breve sarai mamma, e hai intenzione di allattare al seno il tuo bambino o bambina. Certo, hai sentito tante volte la frase “con l’artificiale crescono bene lo stesso”, ed è anzi probabile che tu stessa sia cresciuta benissimo col biberon, come tante, quasi tutte le persone della nostra generazione. Ad ogni modo, per uno o più motivi, tu vorresti allattare, almeno provare. Dopotutto è naturale, è gratis e dicono che faccia bene a mamma e bambino, quindi perché no?
Amica bella, se c’è un consiglio che mi sento di darti prima che la tua vita venga veramente invasa dai suggerimenti (pensavi che in gravidanza ci avessero dato dentro con le osservazioni non richieste, tra cui questo post, eh? sappi che è tutto allenamento per dopo), ecco, è questo: preparati prima. Ma perché? giustamente dici tu, come dicevo anche io. Che ci sarà mai da capire? Bambino, tetta, what else?
Dunque, pensa a quante volte hai visto, nel corso della tua vita, qualche mamma che allattava. Scommetto che non è successo poi così spesso, e quasi sicuramente non ti sei messa a scrutare la faccenda con la lente d’ingrandimento. Ecco, ti ci sto facendo pensare perché l’allattamento è naturale e spontaneo sì… quando l’hai visto fare centinaia di volte con i tuoi occhi, quando hai visto come dev’essere l’attacco del bimbo, come può mettersi comoda la mamma, quali sono i segnali che il piccolo va attaccato e via discorrendo. Altrimenti l’inizio può essere un bel casino.
OK, ferma lì: sto forse dicendo che, se finora non hai vissuto in una comune hippie o in una tribù dell’Amazzonia, non è possibile che il tuo allattamento vada da subito a gonfie vele? No, assolutamente no. Altrimenti io non avrei avuto speranza, né con Davide né con Olivia, e invece in entrambi i casi l’allattamento è stata una delle pochissime cose di cui mi sento (ora) sicura. Allora sto dicendo che hop, sono stata brava, o fortunata, che come per magia i miei nani hanno preso volentieri la tetta, e via così, in un tripudio di ossitocina e buoni sentimenti? Decisamente no. Abbiamo avuto ragadi, frenuli della lingua corti, bambini pigri, bambine che prendevano poco peso, pianti a dirotto (miei), ingorghi ecc ecc.
Quel che voglio dire è che fare come ho fatto io e risolvere i problemi in corso d’opera è qualcosa che potrebbe rivelarsi, al giorno d’oggi, complicato e controproducente. Innanzitutto perché, se sei come me e come tante altre mamme, gli ormoni del post parto ti porteranno quasi inevitabilmente a pensare che stai affamando tuo figlio (il latte arriva, come son certa sai già, dopo qualche giorno dalla nascita, e si fa di solito attendere un po’ di più un caso di cesareo). Poi perché purtroppo (non succede sempre, ma spesso) potresti avere a che fare con persone male informate, che invece di darti il corretto supporto e dirti che ce la puoi fare, ti diranno cagate robe tipo attaccare il bambino dieci minuti per lato ogni tre ore (NO!), di fare la doppia pesata per vedere quanto mangia (NO!), di dargli l’aggiunta così dorme (NO!), di dargli l’aggiunta perché il tuo latte non è nutriente (NO!), che se hai fatto il cesareo allattare è difficile (NO!). Io ho avuto l’enorme fortuna di essere sostenuta da un compagno e una famiglia che non hanno mai, nemmeno per un minuto, messo in dubbio la mia capacità di allattare. Sarebbe bastato probabilmente anche un solo commento dubbioso per farmi vacillare. Per questo ti dico, non fare come me che in ospedale dopo il parto mi leggevo avidamente il sito de La Leche League nella notte, cercando rassicurazione e consigli. Queste cose leggile prima. Così, quando succederanno, quando quasi inevitabilmente qualche piccolo ostacolo si creerà, tu saprai che è normale, che si risolve, che c’è chi ti supporta.
OK, fine dell’accorato appello con suono di violini in sottofondo. Allora, nel concreto, cosa ti sto consigliando?
1) Ora che hai ancora un pochino di tempo per te, leggiti il manuale de La Leche League. In italiano si chiama L’arte dell’allattamento materno e lo distribuiscono le consulenti; io ho letto la versione in inglese per Kindle (The womanly art of breastfeeding) e la consiglio più che vivamente. Qualunque sia la tua filosofia di vita o lo stile genitoriale che adotterai, è un libro pieno di buon senso e di ottimi consigli per mille situazioni.
2) Verifica *in anticipo* se nella tua zona operano consulenti IBCLC. Sono professionisti del settore medico con formazione specifica in allattamento, che potranno aiutarti se avrai bisogno di un supporto concreto.
3) Partecipa ancora col pancione a un incontro locale de La Leche League o di neomamme che allattano, per sciogliere eventuali dubbi, fare domande e (come dicevamo sopra) guardare coi tuoi occhi come funziona la faccenda. So che l’idea ti sembrerà bizzarra, ma sicuramente sarai la benvenuta.
4) Scrivimi! Quando vuoi, su quel che vuoi. Se posso aiutarti, anche solo ascoltandoti o indirizzandoti, io sono felice.
5) Last but not least. Quando ti dicono che i bambini crescono lo stesso anche col biberon, sappi, che alle nostre latitudini e nella nostra società, è veramente così. Se per un qualunque motivo il tuo allattamento non andrà come speravi, c’è solo una cosa da fare: ricordarti sempre e comunque che ciò che fa di qualcuno una mamma non sono di certo i millilitri di latte che produce. Non permettere a nessuno di farti sentire inferiore, né per l’allattamento né per qualunque altra ragione. Come dice un meme che gira: in qualsiasi modo vengano nutriti da neonati, tra qualche anno i nostri bambini mangeranno comunque cereali raccattati direttamente dal pavimento dell’auto🙂
Sarai sicuramente la mamma migliore che ci possa essere per il tuo bimbo o bimba. In bocca al lupo!

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Breve cronaca della nostra vita coi bambini, fino ad ora

La gravidanza
Primogenito: in maternità all’8° mese di gravidanza, seguono due mesi di cazzeggio e di preparazione al parto (= recarsi in piscina due volte la settimana sentendosi super sportive)
Secondogenita: all’8° mese di gravidanza si affronta trasloco intercontinentale con duenne poco collaborativo tra i piedi. Fino all’entrata in travaglio, si trasporta il suddetto duenne di chili 14 su e giù per quattro piani di scale. Ad agosto.

Il parto
Primogenito: taglio cesareo elettivo (presentazione podalica): “Vabbè, perlomeno non soffrirò in travaglio…”
Secondogenita: parto naturale: “Grazie a Dio mi evito le sofferenze post cesareo.”

Il puerperio
Primogenito: oddio, ha preso solo mezzo chilo al giorno, starà mangiando abbastanza? Perché piange sempre? Ha il raffreddore, presto, andiamo al pronto soccorso!
Secondogenita: *troppo occupata a spidocchiare tutta la famiglia una volta al giorno e a inveire contro le simpatiche bestiole che mi cadono dalla testa ogni volta che mi chino sulla neonata per pensare seriamente ad altro*

A due mesi…
Primogenito: il primo volo della sua vita! Una settimana a Berlino, in cui la fase di urla ad ogni ora del giorno e della notte raggiunge, molto convenientemente, il suo apice, e con essa il mio esaurimento.
Secondogenita: trasferimento da Milano a Londra, in un momento in cui la pupa miracolosamente passa anche qualche ora nel side bed (non ricapiterà più).

A quattro mesi…
Primogenito: ho bisogno di staccare! Lascio il pupo con mia mamma, corro in centro, ingollo una fetta di torta e torno a casa alla velocità della luce. Le urla del suddetto si sentono dall’inizio della via.
Secondogenita: bimbi coi nonni e cena fuori col marito, durante la quale riusciamo addirittura a non parlare della prole per ben dieci minuti.

A sei mesi…
Primogenito: siamo in vacanza al lago, e ogni minuto da sveglia è teso a far sì che Davide non mangi dosi eccessive di terra, erba o animaletti vari
Secondogenita: si becca il funerale *e* la commemorazione di mia nonna, e in entrambi i casi si fa venire una bella tosse abbaiante

A otto mesi…
Primogenito: trasloco intercontinentale, e qui sì che il gioco si fa interessante!
Secondogenita: vacanze alle Canarie per tutta la famiglia.

Speriamo davvero che queste vacanze appena finite possano inaugurare una fase più tranquilla della nostra vita, senza troppi aerei, valigie, scatoloni, ambientamenti e ricerche di soluzioni varie…
E voi cosa avete fatto negli ultimi tre  anni e mezzo?

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Puerto de las Nieves, Gran Canaria, maggio 2016

Ciao, sono Marta e vorrei parlarti di una cosa importante.

Oggi, in Italia e in altri paesi del mondo, è la festa della Mamma, e per l’occasione torno sul blog per parlarvi di qualcosa che riguarda molte mamme da vicino: i disturbi dell’umore in gravidanza e nel post parto.
In Italia, almeno una donna su dieci accusa sintomi di depressione in gravidanza, e una donna su sette sviluppa una qualche forma di disturbo dell’umore tra la nascita del bambino e il suo primo anno di vita.
Queste sono stime al ribasso, perché ci si vergogna ancora tanto di uscire allo scoperto e chiedere aiuto.
La depressione perinatale non è una colpa, una punizione o qualcosa da sopportare “perché è normale”: è semplicemente una malattia. A nessuno piace essere malato, e nessuno merita di esserlo.
Questo tipo di disturbo dell’umore colpisce donne di ogni estrazione sociale ed economica. La depressione è una malattia subdola, che si manifesta in mille modi diversi. Aver già sofferto di disturbi dell’umore in passato è un fattore di rischio, ma questo mostro dalle mille teste si presenta anche in donne che non ne hanno mai avuto esperienza.
La depressione post parto è una vera e propria malattia, che se non trattata può mettere a rischio il rapporto col bambino dai primissimi giorni di vita, incidere negativamente nel rapporto col partner e con altri figli, aumentare l’insorgenza di problemi nel bambino e, nella mamma, la probabilità che la malattia stessa diventi cronica.
La depressione prenatale, oltre a quanto già elencato, se trascurata aumenta il rischio di parto prematuro e la probabilità che si soffra in seguito di depressione post parto.
Non si esce dalla depressione (di nessun tipo) semplicemente tenendo duro, “pensando a cose belle”, sfogandosi con un’amica, facendo più sport, pregando, meditando o assumendo integratori. Queste ultime sono sicuramente ottime strategie di prevenzione, e possono aiutare quando un percorso terapeutico è già in atto; ma se una persona è depressa ha bisogno di un supporto professionale, che sia psicologico, psichiatrico o entrambe le  cose.
Personalmente, ho sofferto di depressione post parto dopo la nascita di Davide, e di depressione prenatale durante il primo trimestre di attesa di Olivia. La seconda è stata talmente severa che ho pensato per settimane di interrompere la gravidanza. Ho chiesto aiuto subito, e grazie a Dio l’ho trovato.
Se pensi che una donna che conosci stia soffrendo di un disturbo dell’umore legato alla gravidanza o alla nascita di un figlio, fai il primo passo e aiutala a chiedere aiuto: difficilmente lo cercherà da sola, un po’ perché la depressione le fa credere di non averne bisogno o diritto, un po’ perché ha paura di essere etichettata come “cattiva mamma”, di essere  giudicata o che le venga portato via il suo bambino/a.
Se invece sei mamma, o stai per diventarlo, e non stai bene, fatti coraggio e parlane con qualcuno. È dura, durissima, ma meriti di essere serena, anche se la tua malattia forse sta cercando di farti credere che non è così. Se hai bisogno di parlare, contattami senza problemi.

Ecco due (di numero!) risorse online per approfondire l’argomento.
In inglese:
http://www.postpartumprogress.com

In italiano:
http://www.depressionepostpartum.it

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It’s not just a different accent

California: shopping cart
London: shopping basket

California: daycare/preschool, kindergarten, first grade
London: nursery, reception, year one

California: diaper, stroller, onesie, pacifier
London: nappy, buggy, bodysuit, dummy

California: Hi! Bye!
London: Hiya… cheers.

Plenty has happened since my last post. First of all, Olivia was born! She arrived on the 23rd of August, with a tough but amazing VBAC. Then, about a month ago, we moved to London. Nuff said.
Looking back at the last year, we have been crazy busy the whole time, so it’s no wonder I haven’t posted much here. We’re still in the process of settling in, learning to interact with the locals (see above), building IKEA furniture, finding some help with the kids and so on and so forth. So I’m not making any promises, but I really hope to manage and find a little more time for the blog in the future.
Meanwhile… Cheers!

Ennesimo post sdolcinato di una mamma che guarda il suo figlio unico ancora per poco e non sa cosa aspettarsi dal futuro

Bimbo, che quando ti chiamo piccino mi guardi con sdegno e ribatti “gran-do-ne!”, che in effetti a guardarti mentre dormi non mi capacito di come tu sia riuscito a stare, in un’altra vita, dentro a questa pancia che ora ospita tua sorella. Mio bimbo incredibilmente battagliero e deciso, sin dalle tue prime settimane, così mammadipendente per tanto tempo e all’improvviso così autonomo che quasi (quasi!) le mie braccia iniziano a dimenticare il tuo peso. Tra una manciata di settimane diventerai a tutti gli effetti fratello maggiore, e dovremo fare i conti con cambiamenti che ancora non riusciamo a immaginare.
Ti guardo e mi chiedo come sarà tornare a occuparsi di un neonato, di una bambina “piccola che non sa parlare” come dici tu, che non sa rispondermi per le rime, chiamarmi trenta volte al minuto e farmi quattrocento domande al giorno (“cos’è? a cosa serve? come funziona?”), lottare anche fisicamente per non andare a dormire, mangiare con le mani la forchetta il cucchiaio o qualunque strumento sia a disposizione, prendermi per mano per aiutarmi perché  “è troppo difficile” un passaggio del sentiero e poi correre a far la spesa con la nonna senza nemmeno salutarmi.
Come tante mamme che diventano mamme di nuovo, mi chiedo come potrò voler bene a qualcun altro quanto ne voglio a te, che mi hai ribaltato la vita in tanti modi. Sei il primo bimbo, ogni esperienza con te è nuova anche per noi e, come direbbero i Subsonica, sei “tutti i miei sbagli”. The only way out is through: la strada si farà percorrendola, sperando come sempre di non fare troppi errori e chiedendo scusa quando non sarà possibile evitarli. È difficile essere primogeniti, lo so, ma spero che, col tempo, la gioia di diventare una famiglia a quattro compensi un po’ gli scombussolamenti di questo grande cambiamento.

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